Post in evidenza

martedì 6 novembre 2018

Democrazia ed Impero - Parte prima

Gaio Giulio Cesare - Gaius Julius Caesar - nacque a Roma intorno all' anno 100 a.c. (la treccani data la nascita tra l' anno 100 e il 102) ed ivi morì, fu ucciso con 23 colpi di pugnale alle idi di marzo del 44 a.c. Si può affermare che la sua rovina, agli occhi degli uccisori,  fu a motivo che egli mostrò i vantaggi che poteva avere Roma dall'abolizione dell'oligarchia senatoria alla quale si doveva il malgoverno di cui soffrivano la città e l'Impero.
A tal proposito riproponiamo uno scorcio della sua vita sempre tratto dalla Treccani:

"I suoi nobili natali sono derivati dall'appartenenza alla gente - gens Julia - Giulia, mentre della sua data di nascita non vi è certezza. Nipote di Mario e genero di Cinna, di cui aveva sposato la figlia Cornelia, fu messo al bando da Silla. Si segnalò nell'assedio di Mitilene e partecipò con Servilio alla campagna contro i pirati nel 78. Morto Silla, si mise in vista con processi clamorosi contro note personalità, poi si recò a Rodi a studiare retorica. Cadde prigioniero dei pirati, fu liberato, e dopo averli puniti con un'audace spedizione, partecipò alla terza guerra mitridatica. Appoggiò Pompeo (del quale divenne poi cognato, nel 67, sposando Pompea) e Crasso nella loro opera di demolizione della costituzione sillana. Fu questore in Spagna nel 70, edile nel 65, pontefice massimo nel 63. Avverso all'oligarchia dominante di cui ben conosceva, non senza esserne partecipe egli stesso, la corruzione e i dissensi e disprezzava l'incapacità di governo, non fu estraneo ai preparativi rivoluzionari di Catilina, ma, prevedendone il fallimento, se ne separò in tempo, pur cercando poi di salvare i congiurati dalla pena di morte. Nel 62 fu pretore e nel 61 propretore in Spagna dove si arricchì a spese dei sudditi non meno di altri governatori di quel tempo e fu così in grado di pagare i debiti di cui anch'egli era oberato. Sulla via ormai di divenire uno tra i più potenti uomini politici di Roma, si accordò nel 60 (cosiddetto primo triunvirato) con due maggiorenti i quali per le loro ricchezze e per il credito acquistato con le loro vittorie aspiravano a una superiorità che da altri più ligi alle tradizioni repubblicane era contrastata, Pompeo (il quale sposò la figlia di C., Giulia) e Crasso. I tre dominarono effettivamente, sebbene illegalmente, la repubblica. C. fu eletto console per il 59. Fece approvare una legge agraria che ordinava la distribuzione delle terre ancora disponibili. Mediante un plebiscito ebbe il comando militare della Gallia Cisalpina e dell'Illirico, cui il Senato aggiunse la Gallia Narbonense. In Gallia intervenne subito contro gli Elvezi che minacciavano la provincia romana, vincendoli a Bibratte (58), e contro il principe germanico Ariovisto, che si era stabilito nella Gallia, costringendolo a ripassare il Reno. Nel 57 vinse i Nervi e sottomise il paese dei Belgi. Nel 56 sottomise i Veneti dell'Aremorica e mentre il suo luogotenente Publio Crasso, figlio del triunviro, occupava l'Aquitania, sconfisse i Morini e i Menapi, portando a termine l'occupazione del Belgio. Nel 55 disperse i Tenteri e gli Usipeti, e per compiere un'azione dimostrativa contro i loro alleati fece costruire un ponte sul Reno, attraversò il fiume, devastò il paese dei Sigambri e quello degli Ubi. Si volse quindi alla Britannia organizzando due spedizioni nel 55 e nel 54 ma trovò fiera resistenza. Tornato in Gallia, dovette fronteggiare le agitazioni organizzate specialmente da Ambiorige, capo degli Eburoni, e contro di lui dovette condurre una guerriglia sfibrante e sterile. La ribellione raggiunse il suo culmine nel 52, sotto la guida di Vercingetorige. C. prese Avarico, fallì davanti a Gergovia, ma dopo aver costretto Vercingetorige a rifugiarsi ad Alesia, ve lo assediò e mediante un'azione militare genialissima lo vinse e lo mandò prigioniero a Roma. Quindi, con azioni risolutive contro i popoli non ancora soggiogati, compì l'opera di conquista della Gallia. Il triunvirato con Pompeo e Crasso, rinnovato nell'accordo di Lucca (56), si era sciolto con la morte di Crasso (53), e Pompeo, approfittando dell'assenza di C., era di fatto padrone di Roma. Quando C., alla fine della guerra gallica, pose la candidatura al consolato, Pompeo pretese che C. fosse presente a Roma dopo aver deposto l'imperium. C., che non voleva mettersi in tal modo alla mercé di Pompeo, si preparò al conflitto armato. Dichiarato nemico pubblico, varcò al Rubicone il confine dell'Italia (genn. 49), violando la legge che vietava la presenza in Italia di magistrati investiti di imperium provinciale. In sostanza, C. voleva avere sotto mano le sue fedeli legioni nell'atto di farsi deferire il consolato, mentre ciò non poteva essere consentito da Pompeo il quale, pur volendo primeggiare nello stato, teneva lontane nella Spagna le sue legioni e mirava così ad assicurarsi una specie di principato legale che molti oligarchici erano propensi ad accettare. Ma appunto per questo egli si trovò in Italia disarmato di fronte a C. Questi con una legione avanzò con tanta rapidità che Pompeo vide impossibile ogni resistenza e si ritirò in Grecia. Occupata Roma e l'Italia, C. conquistò l'alleata Marsiglia che, fedele al Senato, gli aveva rifiutato obbedienza, domò in Spagna le legioni di Pompeo comandate da Afranio e Petreio. Si volse quindi contro Pompeo che aveva organizzato in Oriente un esercito notevole, ma non agguerrito e omogeneo come quello di C.; non è quindi meraviglia se dopo alterne vicende C. riportò su Pompeo la decisiva vittoria di Farsalo (48); Pompeo fu poi assassinato in Egitto dove aveva cercato scampo. Recatosi ad Alessandria, C. pose sul trono di Egitto Cleopatra, vinse Farnace II nel giro di 5 giorni (veni vidi vici) presso Zela (47). Lasciato in Italia magister equitum Marco Antonio, sbarcò in Africa dove i Pompeiani, alleatisi a Giuba I di Numidia, si mostravano minacciosi e nonostante l'inferiorità delle forze li vinse a Tapso (46): Labieno, ex cesariano, e i figli di Pompeo fuggirono in Spagna; i maggiori esponenti della fazione e Giuba perirono, Catone si diede la morte. A Munda (45) vinse Gneo Pompeo, figlio del Grande. Padrone ormai dello stato, attese con eccezionale sagacia ed energia a riordinare la cosa pubblica e, soprattutto, a consolidare nello stesso tempo l'autorità centrale e le autonomie locali. Dopo la battaglia di Farsalo ebbe la dittatura a tempo indeterminato, il consolato per 5 anni, la potestà tribunizia a vita, per tre anni tenne la praefectura morum, dopo la vittoria di Munda ricevé dal Senato il titolo di imperator: questa somma di poteri civili e militari configurava il suo governo come una monarchia. Riordinò lo stato con una serie di leggi, completò a sua posta il Senato, dedusse colonie, distribuì terre ai suoi veterani, riformò il calendario, disegnò audaci progetti urbanistici in Roma. Desideroso di pacificare gli animi, amnistiò i nemici; adottò Ottavio, il futuro Augusto. Quali che fossero i suoi concetti definitivi intorno alle forme da dare al suo governo, certo è, e a nessuno sfuggiva, che egli intendeva conservare e trasmettere a un successore la pienezza dell'autorità che era nelle sue mani. E questo spiega il contrasto in cui si trovavano con lui tutti coloro, ed erano molti, che per motivi diversi rimanevano attaccati alla tradizione della libertà repubblicana. Formatasi una congiura di circa 60 senatori, capeggiati da Bruto e da Cassio, fu ucciso con 23 colpi di pugnale nella Curia Pompeia davanti alla statua di Pompeo alle idi di marzo del 44 a. C. Ma se molti dei disegni di C. perirono con lui, una gran parte della sua opera gli sopravvisse: anzitutto la concessione della cittadinanza ai Transpadani, per cui l'Italia nel senso politico raggiunse effettivamente il confine delle Alpi, poi la conquista della Gallia e l'avvio alla piena integrazione dei Galli nel mondo Romano (per es., esercito, vita pubblica), che fece di questo paese un centro e un baluardo della civiltà latina. Infine con la rapidità, arditezza, organicità della sua opera di legislazione e di governo, egli mostrò i vantaggi che poteva avere Roma dall'abolizione dell'oligarchia senatoria alla quale si doveva il malgoverno di cui soffrivano la città e l'Impero, e in tal modo agevolò al suo erede e successore Ottaviano la via che lo condusse al principato."

Gaio Giulio Cesare è stato il primo grande riformatore  dell' Impero Romano, gettandone le sue basi ed indicò la via da seguire al figlio adottivo Gaio Giulio Cesare Ottaviano.

mercoledì 3 ottobre 2018

Jean Claude Juncker: la honte de l'Europe




Jean-Claude Juncker stumbles and is helped by leaders at NATO gala



Giudicate voi - Questo è l' uomo che rappresenta l' Unione Europea

Jean-Claude Juncker

  • Presidente della Commissione europea
  • Anno di nascita: 1954 Lussemburgo 
  • Questo è il suo stipendio:
  • Annuo: 384.000,00 €
  • Mensile: 32.000,00 €
  • Settimanale: 7.384,62 €
  • Giornaliero: 1.476,92 €

martedì 2 ottobre 2018

Le paure degli euro burocrati

In un nostro precedente articolo, avevamo consigliato ai nostri politici di fare omaggio di alcune casse delle nostre migliori grappe  a Juncker. Ben sapendo che l' uomo, la vergogna dell' Europa che lo mantiene e strapaga, è un notorio consumatore di alcool, (siamo persone gentili e non diciamo cosa è veramente l' essere di cui parliamo),  dedito al bere smodato e le grappe gli avrebbero allietato le sue serate. 
Soltanto che non sapevamo che questo vizio, il presidente della commissione europea (non merita la maiuscola), lo coltiva anche al mattino e comunque durante l' orario in cui dovrebbe, il condizionale è d' obbligo, lavorare.
Infatti questo uomo di nessun senno, si è lasciato andare a dichiarazioni piuttosto "pittoresche" sull' Italia, sul suo governo e sulle sue politiche economiche, peraltro non ancora ufficializzate. Dichiarazioni che neanche un mentecatto avrebbe potuto fare, dimostrando una cultura che rasenta l'analfabetismo e l' assoluta mancanza di nozioni geografiche, storiche e sociali.
Questo povero uomo, dedito soltanto al bere e, presumiamo, culturalmente preparato sulle varie bevande alcoliche presenti sul mercato ma non sulla geografia ed economia europea, ha avuto l' ardire di paragonare l' Italia alla Grecia. Non solo, dichiarando anche che il voler effettuare una manovra economica del tutto autonoma porterà la nazione alla stessa crisi patita dalla Grecia.
Con tutto il rispetto per la Grecia ed i greci, ci onoriamo anche di avere persone care di origine greca, l' Italia è socio fondatore dell' UE, ha una popolazione di più di 60 milioni di abitanti ed è la seconda potenza manifatturiera d' Europa. Probabilmente il povero Juncker, forse a causa dei fumi, Sic!, ha memorizzato 90 milioni di abitanti invece di 9 milioni e magari pensato che la produzione industriale della Germania fosse quella della Grecia.
Ma vi rendete conto? L' Europa mantiene come presidente della commissione europea un ubriacone, un mentecatto che non sa se parlare o stare zitto, una povera mente che si preoccupa di mantenere l' ora legale e delle misure che devono avere i cetrioli; chissà perché, poi, è così interessato ai cetrioli. Qualcuno, prima o poi, magari quando è sobrio glielo dovrebbe chiedere. Siamo curiosi.
Comunque questo beone ricopre la massima carica del cosiddetto governo dell' Europa, non dovrebbe neanche permettersi di aprire bocca sulle faccende interne di uno stato ed invece danneggia, con le sue dichiarazioni, gli stati europei. A causa delle sue dichiarazioni, riprese dai suoi accoliti, sta causando danni enormi all' economia italiana. Gli investitori quando sentono le sue dichiarazioni non pensano che vengano espresse sotto i fumi dell' alcool, in fondo chi parla è il presidente di turno della commissione europea, ma siano dichiarazioni di spessore espresse dallo scranno più alto dell' UE.
Però, stranamente, in questi giorni non ci sono state dichiarazioni, contro l' Italia, rese dalla Merckel e/o da membri del governo tedesco. Che essi stiano utilizzando il "beone" Juncker per fare il lavoro sporco? E, magari, le loro banche per far salire lo Spread? Come diceva il divino Giulio, a pensar male non si fa peccato.
Una cosa di sicuro lo sappiamo, questa Italia fa paura alla Germania e ai suoi lacchè e rappresenta un pericolo per gli euro burocrati che sentono ormai come sia cambiato il vento nell' euro zona. Sanno che rischiano di trovarsi disoccupati nel 2019. Per questo cercano in tutti i modi di sostenere i gatto comunisti italiani e il loro parolaio per far sì che tornino al comando. Loro li possono controllare gli attuali no.

sabato 29 settembre 2018

L'Europa e le sue paure

L' annuncio dello sforamento del deficit, con l' annuncio della Nota di aggiornamento al Def al 2,4%, è stato uno "schiaffo" agli euro burocrati di Bruxelles. Di fatto una dichiarazione di guerra indirizzata alla Germania e al suo giullare che pensavano di poter governare l' Europa a loro piacimento, coadiuvati in questo dai burocrati senza senno dell' UE. Immediata è stata la reazione del commissario agli affari economici dell' UE, Pierre Moscovici, che ricordiamo essere definito come " il prosciutto francese in mezzo al panino tedesco". Questi ha ricordato che se l' Italia, autonomamente, alza il rapporto deficit/pil al 2.4% rischia le sanzioni previste dai trattati. Ma di fatto, ha probabilmente seguito le indicazioni della Germania, smorzando i toni minacciosi e sicuro che le immediate ritorsioni del sistema finanziario europeo facessero da deterrente per l' Italia.
Grande deve essere stata la sorpresa, quand'anche la borsa sia crollata, all' annuncio del Governo italiano che comunque il rapporto deficit/pil sarebbe stato mantenuto.
Ora l' UE e i suoi burocrati, servi della Germania, si trovano in una spiacevolissima situazione; la maggioranza del popolo italiano appoggia le politiche di questo Governo e non ci sono più i presupposti del 2011 per fare in modo che cada.
Allora l' Italia aveva un presidente della Repubblica comunista e direttamente interessato a che cadesse il Governo Berlusconi. Oggi, con una stragrande maggioranza parlamentare e popolare, l' attuale Governo non è ricattabile e quindi libero da qualsiasi interferenza esterna.
Noi non sappiamo se le misure poste in atto possono o meno risolvere, nel medio termine, i problemi italiani legati alla crescita ma sicuramente l' Italia ha riacquistato una libertà di azione che aveva perso a causa dei "deficienti" di governo che ne avevano venduto all' UE le prerogative.

domenica 9 settembre 2018

Delitti Truffe e Raggiri

Noi abbiamo il massimo rispetto per l' operato della magistratura e nel caso dell' avviso di garanzia al Ministro dell' Interno, riteniamo che la Procura di Palermo sia stata indotta ad aprire l' inchiesta sui fatti della nave Diciotti. Infatti, normalmente, la Procura agisce su denuncia, se agisce d' ufficio sicuramente vi è indotta ma non per questo si può generalizzare.
Quello che però le Procure della Repubblica   potrebbero e dovrebbero fare è perseguire anche i reati che coinvolgono, come vittime, centinaia di cittadini di questo paese che denunciano Delitti, Truffe e Raggiri all' autorità giudiziaria; azioni delittuose che vanno punite con pene commisurate al massimo per i delinquenti che le pongono in atto.
Vogliamo raccontarvi uno degli ultimi atti delittuosi accaduti a cittadini italiani negli ultimi giorni.
In quel di Gavardo, in provincia di Brescia, opera o operava, almeno fino all' inizio di questa settimana, una ditta individuale la EASY CARS di Marian Ioncea. Questa ditta, con annunci sui maggiori portali per la vendita di automobili, come Automobili.it, pubblicizzava la vendita di autovetture a km 0 a prezzi veramente competitivi. Sulle recensioni di Google, si sospetta costruite ad arte, si leggeva che erano seri e che tutto veniva svolto con grande soddisfazione dei compratori.
Il fatto che godessero di ottime recensioni ha indotto molte persone ad un contatto con il loro Responsabile Vendite, Sig. FABIO BIEMMI di Gavardo,  Via XXV Aprile, 21, sede della EASY CARS. Questo signore, artatamente convinceva i clienti sulla bontà dell' offerta di vendita delle autovetture e, una volta chiusa la trattativa, chiedeva un anticipo di € 1.000,00 sull' acquisto da versare su un conto corrente bancario della BPER BANCA ed assicurando, nel contempo, l' arrivo delle vetture per il 31 agosto 2018 e/o al massimo entro la prima settimana di settembre. Invece dal 6 settembre il FABIO BIEMMI di Gavardo, ove a sede la EASY CARS, risulta irreperibile così come la donna che rispondeva al loro numero di telefono fisso. Sul suo cellulare, 3291370056  e sul numero telefonico fisso 0365040220, se si chiama, risponde una registrazione (voce femminile identica, per ambedue le registrazioni, alla voce che rispondeva sul numero fisso) che informa  "il servizio è stato disattivato". Se li si contatta per e-mail, arriva una risposta automatica, a firma del FABIO BIEMMI, che sono fuori sede. Risulta che molte persone siano state raggirate con questo sistema e che molti abbiano già presentato denuncie all' autorità giudiziaria.
Di fatti del genere ne sono piene le cronache, fatti che devono essere perseguiti applicando si la legge ma anche garantendo il massimo della pena e la certezza che essa sia applicata.
Speriamo, quindi, che la Procura della Repubblica di Brescia si attivi al più presto e che, a seguito delle denuncie presentate, indaghi per i reati che riterrà di ravvisare la EASY CARS di Marian Ioncea, il Sig. FABIO BIEMMI di Gavardo e la fantomatica segretaria e, se possibile, recuperi il "bottino" accumulato da queste persone. E che la Polizia Postale verifichi le recensioni positive che hanno contribuito ad ingannare le persone frodate.
Lo stato deve dare un chiaro segnale agli italiani, rassicurandoli sul fatto che essi vivono in uno stato di diritto e che, quindi, questi reati verranno puniti con la massima severità. Altrimenti si perderà la fiducia nella giustizia e nell' operato dei magistrati e, osiamo dire, si incoraggerà il ripetersi di atti delittuosi.

domenica 2 settembre 2018

L' ipocrisia dell' Unione Europea

Questa estate sono accaduti molti fatti che hanno, finalmente, fatto uscire allo scoperto, sui temi scottanti dell' invasione dei nuovi barbari,  i burocrati dell' Unione Europea.
Non vogliamo trattare gli argomenti già ampiamente dibattuti dai media ma evidenziare, in linea generale, le castronerie rilanciate dagli euro-burocrati e le loro ripercussioni sulla nostra società civile.Infatti i lestofanti che conducono le sconsiderate politiche europee, a cominciare dall' euro presidente Juncker, sempre meno sobrio anche di giorno, invece  di interessarsi dei gravi fatti attinenti agli sbarchi dei nuovi barbari, si sono applicati allo studio del mantenimento dell' ora legale e sulle dimensioni che devono avere i cetrioli coltivati e venduti nell' UE.
Ora sul primo problema, lo stesso Juncker si è preso carico dell' annuncio, hanno dichiarato che il provvedimento nascerebbe da un mega sondaggio realizzato all' interno dell' UE. Sapete come? Questo sondaggio ha riguardato circa 3 milioni di tedeschi e circa 30 mila italiani; chi vuole il mantenimento dell' ora legale? I tedeschi. Però, stranamente, le migliori grappe del mondo le produce l' Italia, perché i nostri politici non ne fanno avere alcune casse a Juncker? Risolveremmo, in fretta, molti dei nostri problemi.
Sembra di parlare di un film comico ma questo è quello che accade nell' Unione Europea, invece di preoccuparsi delle conseguenze derivanti dalle immigrazioni di massa che stanno portando alla rovina il nostro continente, si preoccupano delle dimensioni dei cetrioli e dell'ora legale. Come se questi fossero i principali problemi dell' Europa.
Poveri noi,in che mani siamo!
Oltretutto il giullare della Germania, ai minimi storici della sua popolarità in patria, si erge come nuovo buonista dell' Europa ma nello stesso tempo non vuole immigrati nella sua nazione. Fortunatamente il suo capo, la Merkel, ha il buon senso di tacere.